UMANITÀ NUOVA

Etica sociale

Benedetto Francesco

 

 

 

In che modo la fede opera nella costruzione di società che mirano al bene comune? Lo racconta la prima enciclica di Papa Francesco, Lumen Fidei, che mostra lo stretto legame tra la fede e la vita delle città.

 

E’ stata pubblicata il 5 Luglio scorso Lumen Fidei, la prima enciclica di Papa Francesco ma, allo stesso tempo, potremmo dire anche l’ultima di Papa Benedetto. Il testo del documento infatti è stato predisposto da Benedetto XVI, poi ripreso, completato e portato a termine dal suo successore.

Un testo relativamente breve, quattro capitoli e 6 paragrafi, che ripercorre prima la storia della fede cristiana (Capitolo 1, “Abbiamo creduto all'amore”), per poi passare al rapporto tra fede e ragione(Capitolo 2, “Se non crederete, non comprenderete”), al ruolo della Chiesa nella trasmissione della fede nella storia (Capitolo 3, “Vi trasmetto quello che ho ricevuto) e infine a quello che la fede opera nella costruzione di società che mirano al bene comune (Capitolo 4, “Dio prepara per loro una città”). 

Ed è proprio quest’ultima parte quella che propone utili riflessioni anche per il lavoro del Movimento Umanità Nuova:

«Soggettivamente, la fede è una apertura all'Amore di Cristo, un accogliere, l'entrare in una relazione che allarga l'“io” alle dimensioni di un “noi”» – così ha raccontato il Card. Marc Oullet in sede di presentazione del testo, che continua: «L'enciclica aggiunge un considerevole sviluppo riguardo la pertinenza della fede per la vita sociale, per l'edificazione della città nella giustizia e nella pace, grazie al rispetto d'ogni persona e della sua libertà, grazie alle risorse di compassione e di riconciliazione da lei offerte per il conforto delle sofferenze e la composizione dei conflitti».

C’è quindi filo che lega la fede alla vita delle città, delle società; è una suggestione che ripercorre tutta l’enciclica ed è ripresa letteralmente nel testo nella sua quarta parte: se è vero che la fede autentica riempie di gioia ed è «una dilatazione della vita» (53) -- «la luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo» (57) ma ci apre ad una «presenza che accompagna, [ad] una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza, per aprire in essa un varco di luce» (57). Solo la luce che viene da Dio -- dal Dio incarnato che ha attraversato la morte e l'ha sconfitta -- è in grado di offrire una speranza affidabile di fronte al male, di fronte a ogni male che affligge la vita dell'uomo.

Insomma, l'enciclica vuole riaffermare in modo nuovo che la fede è un bene per l'uomo ed «è un bene per tutti, è un bene comune (…) La sua luce non illumina solo l'interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell'aldilà; essa ci aiuta ad edificare le nostre società, in modo che camminiamo verso un futuro di speranza» (51).

Ed è in questo contesto che Papa Francesco rivolge a tutti un invito a riscoprire il vero senso della fraternità:

«Assimilata e approfondita in famiglia, la fede diventa luce per illuminare tutti i rapporti sociali. Come esperienza della paternità di Dio e della misericordia di Dio, si dilata poi in cammino fraterno. Nella "modernità" si è cercato di costruire la fraternità universale tra gli uomini, fondandosi sulla loro uguaglianza. A poco a poco, però, abbiamo compreso che questa fraternità, privata del riferimento a un Padre comune quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Occorre dunque tornare alla vera radice della fraternità. (…) La fede ci insegna a vedere che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello. Quanti benefici ha portato lo sguardo della fede cristiana alla città degli uomini per la loro vita comune!».(54)

Puoi leggere integralmente il testo dell’enciclica qui.

 

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