UMANITÀ NUOVA

Etica sociale

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Il 9 e 10 Novembre scorsi si è tenuto a Castelgandolfo un primo laboratorio per gli operatori delle carceri in Italia organizzato dal Movimento Umanità Nuova, insieme alla rete internazionale Comunione e Diritto (CeD)

Cinquanta persone, tutti italiani tranne Julieta, avvocato di Barcellona. Del gruppo fanno parte volontari carcerari, insegnanti, un assistente sociale, una ex carcerata, un magistrato di sorveglianza, un ex presidente di tribunale ora in pensione. C’è anche un sacerdote anglicano con la moglie, che insieme ad altri, vuole soltanto conoscere qualcosa in più..

Sono loro i protagonisti infatti del primo seminario per gli operatori delle carceri in Italia, organizzato dal Movimento Umanità Nuova, insieme alla rete internazionale Comunione e Diritto (CeD) che riunisce studiosi ed operatori nei diversi campi del diritto.

Un laboratorio quanto mai attuale per la situazione carceraria che vive L’Italia, e che il Presidente Napolitano ha recentemente denunciato.

Prendiamo qualche dato: 45.647 posti nelle carceri a fronte di 65.831 carcerati, più di 20.000 persone in esubero che si trovano a scontare la pena in situazioni umanamente invivibili per la mancanza di spazi e delle più elementari norme igieniche: per non parlare delle violenze e dei soprusi che notoriamente si vivono in questi ambienti. Come rispondere a questo stato di cose? C’è una risposta che la fraternità universale può dare a questo problema?

La criticità tutta italiana è stata il cuore attorno al quale i lavori del laboratorio hanno preso il via.

«Abbiamo cercato di addentrarci nella sofferenza e, a volte, impotenza umana di fronte a queste situazioni» – racconta Francesco Giubilato, assistente sociale e membro della Segreteria di Umanità Nuova – «abbiamo puntato così all’essenziale: la persona e la relazione: la persona con le sue sofferenze, i suoi bisogni e le aspettative del carcerato, della guardia carceraria, dell’operatore carcerario fino alle loro famiglie e alla Comunità. La relazione, quella vera, quella che allieva la solitudine ed il dolore e che a volte risana. Relazione attenta al bisogno e creativa nelle soluzioni pur nel rispetto della norma».

Il programma del laboratorio ha messo in rilievo le varie esperienze che ci sono in Italia per rispondere a questa situazione. Come G.D. che ha vissuto un anno di servizio civile con l’Associazione "La fraternità" all’interno del Carcere di Montorso di Verona ed ora continua a dare la propria disponibilità all’interno dell’Associazione nel Centro di Ascolto per le famiglie dei carcerati e per le necessità degli ex carcerati. O come Alfonso Di Nicola, che lavora nelle carceri romane e di cui questo sito ha già parlato. 

Esperienze che hanno evidenziato le criticità, legate alle risorse ed alla difficoltà di relazione fra tutti i soggetti coinvolti a vario titolo in tale realtà. Esperienze che hanno di contro dimostrato come l’interazione, se è vissuta nella dimensione della fraternità, può cambiare radicalmente le persone e l’ambiente. 

Gianni Caso, Presidente Aggiunto Onorario emerito della Corte di Cassazione ha aperto un altro fronte che è quello dell’informazione. Informazione vera, onesta che fa crescere la coscienza dei cittadini e che la smuove fino a promuovere o modificare la legge e la sua applicazione in una dimensione di giustizia, equità e di rispetto della dignità umana.

Una dignità che le varie storie mettono in rilievo  e che nasce dai piccoli gesti, quotidiani. Ne è testimone P.B. che opera come volontario nel carcere di Padova: «Devo raccontare, tra i tanti, un fatterello. I ragazzi sono in corridoio che passeggiano. Uno dei nostri vede in fondo un nuovo arrivato. Ha gli occhi spaventati,  immobile. Il nostro si avvicina e gli chiede: cosa c’è? l’altro è ammutolito, lo capisce benissimo è stata anche la sua esperienza, gli dice: dai dai vieni nella mia cella che ti offro un buon caffè.  Mentre lo prepara gli dice: guarda! qui si sta bene, oggi c’è il sole e poi hai trovato un amico cosa vuoi di più dalla vita? Nel giorno dei colloqui casualmente tutti e due presenti nella stessa stanza. Il figlio e la moglie del nuovo arrivato si sono alzati e sono andati a ringraziarlo per il bene che aveva donato al loro familiare».

© Photo Copyright, Shamballah, Creative Commons License

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