UMANITÀ NUOVA

Salute e ambiente

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Incontro con Marinetta Nembrini, ideatrice e curatrice di un inusuale progetto editoriale sui temi del fine vita, che sarà presentato a Incisa Valdarno (Fi) venerdì 21 Settembre 2012, durante gli eventi di LoppianoLab.

(prima puntata)

di Paolo Balduzzi

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo incontrato la dott.ssa Marinetta Nembrini, infermiera dirigente dell’Azienda Sanitaria di Firenze, curatrice e ideatrice, insieme all’oncologo Paolo Azzoni, de Le parole ultime. Dialogo sui problemi del “fine vita” (Dedalo Editore, 2011, 291 Pagine, 16 Euro), la fatica letteraria che ha visto la luce nel 2011.

La genesi di questo lavoro è particolare, e si intreccia a una morte professionale e a un’altra familiare, che Marinetta ha vissuto in prima persona.

Nella notte tra il 21 e il 22 Settembre 2007, all’ospedale di Montevarchi, in provincia di Arezzo, muore una giovane madre, Chiara Nembrini. Ha da poche ore partorito il suo quinto figlio, Giacomo. Chiara era sposata con il fratello di Marinetta, Gabriele.

«Quella di Chiara è stata una morte dolorosa, perché si sarebbe potuta evitare, cosa che nel processo è venuta limpidamente a galla. Per mio fratello Gabriele e tutta la famiglia è stata una perdita che ha generato una ferita ancora difficile da risanare».

In quel periodo avevi da poco vissuto una esperienza di mobbing nell’ambito lavorativo...

«Sì, in effetti non era stato un periodo facile: una volta vinte due cause civili, sono stata assegnata al Progetto Umanizzazione ed Accoglienza (P.Um.A.), dove tra il 2005 e il 2010 ho lavorato soprattutto per le persone che vivono l’ultima fase della vita».

Qual era l’obiettivo del progetto che seguivi?

«Il progetto aveva l’ obiettivo di migliorare il modo di prendersi cura delle persone che vivono l’ ultima fase della vita con la realizzazione di una serie di azioni, organizzative e formative. Desideravo dare un contributo di alto valore, che fosse un dono, un aiuto, che nascesse da un rapporto con altri professionisti e fondato su valori condivisi…. e che tentasse un superamento, anche timido, delle contrapposizioni ideologiche sulle tematiche di fine vita che, almeno in Italia, sono molto forti. Insomma…un progetto ambiziosetto».

In quegli stessi anni è arrivata, tragica, la morte di tua cognata Chiara.

«Per ora penso sia stata la prova più grande che la mia famiglia abbia passato, soprattutto per mio fratello Gabriele e i suoi figli chiaramente. Sono dolori che macerano, sconvolgono la vita, ti tolgono ogni appiglio al respiro e cambiano la percezione che hai di te e di chi ti sta attorno».

Dolori lancinanti, che hai deciso di attraversare per trasformarli in forza.

«Più che decidere mi è venuto naturale, ho avvertivo nel cuore il desiderio di offrire il mio dolore e trasformarlo in un dono: sentivo che non potevo rimanere chiusa in questa sofferenza, dovevo riconvertirla in qualcosa di utile per l’altro, valorizzando ogni piccola cosa, ogni piccola riconquista di ritorno alla vita. Sono stati giorni e notti difficili, a volte mi è sembrato di non potercela fare. Eppure…»

Eppure qualcosa è successo in concreto…

«Avevo fatto un favore a una persona anziana che mi aveva chiesto un aiuto per visite mediche. In cambio le avevo chiesto di pregare perché potessi realizzare questo desiderio che avevo già in cuore. Da quel piccolo atto d’amore è cambiato qualcosa. Poco tempo dopo infatti ho incontrato Paolo Azzoni, oncologo di Verona. Dal confronto con lui, e raccontandogli del mio lavoro e della mia esperienza, è nata l’idea per un manualetto sulle questioni del fine vita, che poi si è trasformato in un vero e proprio libro che è disponibile da Luglio 2011 in tutte le librerie.
Devo dire che mi sono subito appassionata al progetto anche perché negli ultimi anni, c’è stata una sempre maggiore attenzione verso queste tematiche. In particolare, recenti casi di cronaca, avevano riacceso il dibattito sull’eutanasia sotto tutti i punti di vista: medico-scientifico, legislativo, morale, con un po’ confusione per la difficile comprensione del significato dei termini. Spesso le trattazioni scientifiche non tengono conto di tutte le problematiche della persona vista nel suo complesso».

Dove sta la novità del libro?

«Soprattutto nel mostrare un dialogo già in atto su questi temi. Le parole ultime è un progetto editoriale formato da un testo, che si propone di facilitare la comprensione di 99 termini che riguardano principalmente la fine della vita ma non solo. Ogni parola è stata analizzata partendo dall’etimologia, delineandone il significato e illustrando il commento di alcuni esperti di varie discipline (medici, infermieri, sociologi, teologi, filosofi, esperti di bioetica…) di diverso orientamento religioso e culturale. Accanto a parole più tecniche come “accanimento terapeutico”, “stato vegetativo” sono state proposte (e da tutti accettate) parole come “accoglienza”, “amore”, “libertà”, “spiritualità”».

(fine prima parte.. continua)

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