UMANITÀ NUOVA

Salute e ambiente

Le_parole_ultime_ok

 

 

 

Seconda parte dell'intervista a Marinetta Nembrini, ideatrice e curatrice di un inusuale progetto editoriale sui temi del fine vita.

La prima parte del colloquio, pubblicata il 19 Settembre, la potete leggere qui.

di Paolo Balduzzi

 

 

 

 

 

 

 

Mettere insieme tante voci così diverse su un argomento complesso non sarà stato facile...

«Diciamo che avevo alle spalle un’esperienza che mi ha permesso di credere a questo dialogo: è il rapporto con una mia collega di lavoro, Marcella Gostinelli. Ho subito condiviso il progetto con lei che si occupa di argomenti che si intrecciano con varie tematiche culturali e si dichiara ‘agnostica’, mentre io sono credente. Non potevamo condividere la fede, ma avremmo potuto confrontarci professionalmente ed esprimere le nostre identità con grande rispetto. Il libro ha questo taglio di dialogo perché questa esperienza l’ho fatta prima con Marcella. Proprio in forza di questo dialogo che ho cercato di avere con lei, ho potuto lavorare sentendo che nel commento a ogni termine, i lettori avrebbero trovato una spiegazione, una interpretazione adeguata al proprio sentire senza indottrinamenti o forzature».

Poi hai bussato a diverse porte…

«Ho condiviso l’idea con il dott. Alfredo Zuppiroli Presidente del Comitato Regionale di Bioetica della Regione Toscana Commissione Regionale di Bioetica della Regione Toscana. Abbiamo sentito il parere di un intellettuale laico, il dott. Prof. Ivan Cavicchi, con il quale avevamo già realizzato importanti iniziative culturali costruendo un ottimo rapporto. Ho poi iniziato a coordinare il team di esperti che avrebbe scritto le spiegazioni dei vari lemmi: ho proposto la collaborazione alla dott.ssa Flavia Caretta e a Dott.ssa Maria Cristina Canavese, infermiera dirigente dell’ospedale di Careggi, ambedue esperte in queste tematiche e componenti della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG)».

Fin qui i medici… Poi ci sono altri intellettuali coinvolti..

«Ho chiesto a Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Fi) di validare l’ idea progettuale e anche di partecipare con precisi contributi. Lui mi ha invitata anche a chiedere il contributo, a nome suo, ad altri suoi colleghi, tra cui un intellettuale ateo dell’università di Milano, prof. Salvatore Natoli. Si è aggiunto agli autori anche un’importante antropologa atea dell’ Università di Torino Dott.ssa Ana Cristina Vargas».

Una parte importante del libro sono le testimonianze.

«Come conclusione alla spiegazione dei vari lemmi, ho pensato di inserire nel libro anche il vissuto di tante persone con le quali avevo condiviso esperienze di dolore e di fine vita. Ogni testimonianza presente è frutto di un rapporto costruito nel tempo, che fanno di questo un libro corale; le esperienze sono di persone le più varie, che spesso rimangono nascoste, ma che hanno un valore universale».

Le novità che in te hanno portato queste storie?

«Ho capito prima di tutto che il mio atteggiamento non doveva essere quello di chi sa di essere dalla parte della verità nei confronti di questi esperti, rischio sempre presente anche nel mondo cattolico. C’era invece bisogno di attenzione, accoglienza e rispetto per ogni convinzione, valorizzando la diversità e nella chiarezza dell’identità. Ho così scoperto, ad esempio, che spesso chi si definisce ateo è più sensibile all’amore di noi credenti e sento di avere da imparare ancora molto da chi è diverso da me».

E anche chi è ateo ha ricevuto qualcosa da chi crede?

«Assolutamente, è stato un arricchimento reciproco continuo e alla pari. L’onestà intellettuale e l’accoglienza sono state le due linee che ci hanno guidato. Il professor Cavicchi, che ha lavorato con tanto interesse, mi ha detto che questa esperienza lo ha molto appassionato, anche perché nei commenti ai termini di un esperto cattolico, così diversi dai suoi, sta scoprendo una ricchezza che non credeva possibile».

L’eredità di questo libro…

«Avevo l’urgenza di fare qualcosa per iniziare un cammino di dialogo, per cercare di superare le contrapposizioni ideologiche, per comunicare la serenità che viene dalla vita vissuta con l’ amore in mezzo a noi e che valorizza l’identità e le diversità. Sento che questo progetto, pur impegnativo, è stata una sfida per la diversità di opinioni delle varie espressioni culturali e ideologiche, ma la tensione di ognuno è stata quella di ascoltare l’altro, di accogliere il pensiero diverso, per poter insieme offrire un contributo all’umanità sofferente svelando il valore del dolore e scoprendo quel “filo d’oro” che sono grata alla vita d’avermi dischiuso anche se a costi altissimi! Anzi, riferendomi proprio a questi, nel libro c’è anche l’esperienza di mio fratello Gabriele. Non posso nascondere il fatto di aver voluto far rimanere una limpida traccia di Chiara in questo libro, ma in modo elegante e allo stesso tempo umile, pieno d’amore come lo era lei».

(Fine)

Presets
Main Style
Patterns
Accent Color
Apply

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.