UMANITÀ NUOVA

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Elena, Chiara, Anna: tre sorelle che più diverse non si può. Si mettono intorno a un tavolo, in compagnia dei loro maestri, per scoprire che….

 

 

 

 

 

Di Paolo Balduzzi

«Immaginate un tavolo pieno di libri aperti, di fotocopie, di appunti, e poi ancora tazze di caffè e bicchieri d'acqua. Immaginate una montagna di libri in disordine e poi moltiplicate per tre e avrete un'idea del lavoro e del disordine che c'è dietro a questo libro». É con queste parole che Elena Granata, architetto e ricercatrice del Politecnico di Milano, Chiara Granata, musicista e dottore in filosofia, Anna Granata, psicologa e ricercatrice in pedagogia all'Università di Torino, aprono il racconto del loro approccio felice al sapere». 

Così la casa editrice “Il Margine” inizia a raccontare il libro scritto da tre sorelle, tre personalità diverse, ma accomunate dalla stessa «insofferenza verso un'idea convenzionale di sapere che ignora le relazioni». La relazione con l’altro, dunque, è alla base del sapere in ogni sua forma?

«Tutte le idee sono sorelle, non ha senso recintare il sapere in orticelli chiusi».

Abbiamo raggiunto telefonicamente Anna, la più giovane delle sorelle:

Come è nata l’idea del libro?

foto-sorelle«In realtà non abbiamo mai avuto l’idea di scrivere un libro. C’erano stati degli intrecci, dei lavori condivisi nati dalla comune sensibilità a temi importanti, penso ad esempio con Elena, sull’immigrazione. Ma è più vero che i nostri percorsi si sono sempre stagliati nella differenza, ed anzi con il passare del tempo la specializzazione di ciascuna ha creato dei campi distinti. Per questo siamo state noi le prime a stupirci di quanto avessero in comune i nostri percorsi nel momento in cui li abbiamo portati alle loro radici fondamentali, ci siamo accorte di quanto fossero già interdisciplinari le nostre scelte più importanti».

Come si sviluppa il libro?

«Il testo è diviso in cinque capitoli che trattano del “sapere”, partendo dalla materia, dalla conoscenza delle piccole cose, ma portandolo da una dimensione più personale a quella di relazione. Abbiamo deciso di compiere questo percorso in compagnia dei nostri maestri, quegli autori che avevano lasciato traccia in noi. Nel confronto con loro, man mano si chiarivano in noi le domande, e parallelamente si andava chiarificando il nostro tragitto. Abbiamo lavorato insieme, in un vero percorso di liberazione dai vincoli delle nostre materie e di riflessione, ed alla fine del lavoro possiamo dire che non sapremmo attribuire le sezioni o i capitoli,  non c’è una parte scritta da una o dall’altra, ma tutto è scritto in modo comune, riscrivendo l’una sui testi dell’altra. Arrivate a questo punto non sappiamo più dire chi ha scritto cosa».

Quindi il sapere della relazione e nella relazione…

«E’ un libro che nasce nella relazione tra di noi e nella relazione con altre persone, note e meno note: Eugenio Borgna, il grande psichiatra, che ha seguito passo a passo il nostro lavoro, Lorenzo Strik Lievers, storico ed attivista del partito radicale, che ha letto il libro al suo compimento e ci ha restituito, come uno specchio, la sua lettura. Ouejdane Mejri, amica e collega tunisina, che ci ha restituito il suo sguardo a partire da una prospettiva culturale diversa, fatta di altri libri e di altri maestri, ecco questi sono solo alcuni dei contributi vivi che hanno realmente determinato il libro, ne hanno dato materialmente forma». 

Dalla tua/vostra esperienza, qual è quindi il valore della relazione nella vita pubblica, per fare crescere la cultura di un Paese?

«Questo libro vuole parlare proprio alla società per dire che la cultura è il vero motore fondamentale di un paese. E non parlo della cultura intesa solo come bagaglio di conoscenza: anche quello, certamente. Ma vogliamo intendere la cultura soprattutto come capacità di essere in relazione con gli altri, sapendo che da soli non andiamo da nessuna parte, ma che anche ogni disciplina, presa da sola, non può fare molta strada. Il nostro libro vuole trasmettere anche un messaggio civile. Non a caso è stato presentato a Milano il giorno delle elezioni politiche del 25 Febbraio 2013, giornata della cultura. A Milano c’era la neve, ma le librerie hanno deciso di essere aperte lo stesso, in un giorno così importante per il nostro Paese, proprio per trasmettere un messaggio forte: solo se ripartiamo dal desiderio di incrociare percorsi, sguardi, conoscenze e esperienze, questo Paese potrà trovare una via per ricominciare».

 

Anna Granata, Chiara Granata, Elena Granata,SAPERE E' UN VERBO ALL'INFINITO, Trento 2013, Ed. Il Margine, COLLANA ORIZZONTI, pp. 240, € 16,00 

 

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