Fra etnie e culture
Genova, la città per i rom
Genova, la città per i rom

Vita quotidiana nella città della Lanterna: la reciprocità nel rapporto con le comunità rom e sinti, il lavoro per un'integrazione rispettosa. Quattro amiche ci raccontano...
redazione
Poco si sa sulle origini della “Lanterna”, come da sempre viene chiamato il Faro di Genova, ma per certo già nel 1129 un decreto ripartiva tra gli abitanti del circondario il compito di fare la guardia armata alla città mentre ai cittadini toccava il compito di fare la guardia al faro.
Genova era già a quel tempo un porto importante per tutto il mediterraneo, che ha accolto nei secoli persone dalle provenienze più varie, che da qui sono partite per cercare fortuna e una vita migliore.
Una vocazione ad intrattenere rapporti che Genova esprime anche oggi.
Maria Grazia, Luisa, Gabriella e Maura (ma con loro ci sono anche tanti altri!) lavorano da anni nella loro città per favorire il dialogo tra persone di culture diverse.
«Quella che viviamo è un'esperienza che portiamo avanti con la Comunità di S. Egidio e sta procedendo al di là delle nostre aspettative. Tutto è iniziato da un confronto con alcuni amici impegnati da sempre a Genova in un'esperienza di accoglienza dell'altro, di chi è più in difficoltà. Lo scorso anno chiedendoci cosa fare per i rom, abbiamo cominciato proponendo una scuola, ma non è venuto nessuno, abbiamo allora pensato ad una festa. Avevamo già trovato un posto bello all'aperto, ma la popolazione non era contenta. Abbiamo così optato per il campo stesso dei nomadi».
Le nostre amiche sono un fiume in piena, che testimonia la vitalità di un progetto che oggi rende il capoluogo ligure protagonista di un'amicizia tra i popoli che è fonte di benessere per tutta la città.
«Tutto alla fine è andato benissimo, il campo era vestito a festa: palloncini colorati, esposizione dei disegni e delle foto, musica preparata dai rom, un grande buffet preparato da noi.
Erano presenti il presidente del municipio dott. Giannelli, l’assessore alle politiche educative, i volontari della comunità di Sant Egidio, Pino Petruzzelli attore e drammaturgo ma anche direttore artistico del Centro Teatro Ipotesi.’’
Durante l'estate sono continuati i contatti proficui con le varie comunità, e a settembre è approdato nelle scuole un programma, approvato dalle istituzioni, che cerca di favorire lo scambio fra la cultura italiana e quella rom, attraverso laboratori di cucina, racconti e arte, insieme all’attore Rom Sergio Citnic.
«Per le notti bianche il comune ci ha dato una piazzetta. quella dei diritti umani, in cui i rom hanno potuto raccontare le loro storie di vita. Al Ducale (palazzo tra i più importanti di Genova perché casa del Doge, ndr) si è svolto un incontro con assessori, esperti e volontari di varie associazioni insieme al capo rom Ismet Cizmic che ha detto che non gli era mai capitato di parlare davanti ad un pubblico così importante. E' durante questo incontro che si è pianificato insieme un programma di lavoro, che ha compreso la celebrazione a Palazzo Ducale, nel mese di Febbraio, della “giornata della memoria” per ricordare lo sterminio nazista dei nomadi nei campi di concentramento. E poi, ancora, presentazioni di libri, feste al campo rom e tanto altro ancora per dire che la storia continua..»
Sabato 11 Giugno 2011 Benedetto XVI ha incontrato in udienza speciale proprio la comunità rom e sinti, un appuntamento organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.
Da Genova sono partiti due pullman e diverse auto, una bella sorpresa anche per le nostre quattro amiche.
Un incontro intenso durante il quale il Pontefice ha ricordato, riprendendo le parole di Paolo VI, come “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa”. Anch’io ripeto oggi con affetto: voi siete nella Chiesa! Siete un’amata porzione del Popolo di Dio pellegrinante e ci ricordate che “non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13,14).
E poi, un ultimo passaggio significativo: “La ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società. Date anche voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo!”
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