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Comunicazione sociale

Tutta la mia città 1

tutta la mia città 1La città come forma privilegiata di convivenza, che nasce da un patto liberamente stabilito tra i suoi abitanti. Ma come si sviluppa nell'arco della vita l'esperienza di essere cittadini? Come si fa “politica” in una città? Da una conversazione rivolta agli adolescenti, un'insegnante tenta di dare le prime risposte.

di Ilaria Pedrini- Trento (Italia)*

L’uomo è un essere sociale, vive e cresce solo con i suoi simili. La relazione con gli altri è scritta nella sua natura. Ciascuno di noi, anche biologicamente, esiste perché due persone – i genitori – si sono incontrati e si sono uniti. E poi, dalla nascita in su, tutta la vita è una continua costruzione di sé tramite gli altri e il mondo circostante.

Esistono tante forme di aggregazioni umane: la prima è la famiglia e, anticamente, la tribù, ossia la famiglia allargata e posta sotto l’autorità di un capostipite. Vengono poi i tanti tipi di gruppi umani, con i loro diversi legami e scopi: l’associazione sportiva, la classe scolastica, il gruppo parrocchiale, l’equipe di lavoro.

Particolare fra tutte le convivenze è la città. La città tiene insieme persone di tutti i tipi e con uno scopo generale: permettere il benessere di ciascuno insieme al benessere di tutti. In questo assomiglia alla famiglia, anche se il numero dei componenti a differenza di quella può essere alto, anche altissimo. Si potrebbe dire che la città è una “famiglia di famiglie”.

Gli storici dicono che la città è stata l’organizzazione più antica, dopo la famiglia e la tribù. Con un salto di qualità rispetto ad esse: mentre nella famiglia e nella tribù i legami erano basati sul “sangue” e l’accordo veniva da questo dato/sentimento di appartenenza alla stessa “stirpe”, nella città i legami sono basati su un patto liberamente stabilito fra le persone e continuamente rinnovato, attraverso regole condivise, attraverso il diritto. Famose sono state le città dell’antica Grecia, le “polis”, nelle quali è nata la parola “politica” (l’arte di governare una città) e la parola “democrazia” (il potere del popolo).

I membri della città sono i cittadini, persone libere ed uguali. Ben diversa è la condizione dei “sudditi” (quelli che stanno “sotto”, i disuguali per definizione) nei sistemi monarchici o imperiali.
Ciò che chiamiamo “Stato”, una forma relativamente recente di organizzazione politica, è venuto affermandosi in opposizione agli imperi ed estendendo anche a territori molto vasti e a grandi quantità (decine di milioni) di persone il metodo di governo “democratico” e le libertà dei “cittadini”.tuttalamiacitta3

La città oggi si impone fra le forme di convivenza umana, con i suoi vantaggi ma anche con le sue povertà e alienazioni. Le giovani generazioni crescono nella dimensione urbana e al suo interno vanno costruendo le proprie forme aggregative e culturali.
Della città i ragazzi hanno una precoce esperienza: si prende l'autobus, si va al parco pubblico, si porta la spazzatura nelle campane ecologiche, si accompagna la nonna in un ambulatorio… I trasporti urbani, il verde pubblico, lo smaltimento dei rifiuti, i servizi sanitari o sociali, sono i momenti quotidiani di incontro con una dimensione collettiva del vivere, che ben presto nella vita si fa presente nella sua veste solidale e normata, accolti in un precoce “noi” civico.

(fine prima parte- continua)

*Ilaria Pedrini è nata e vive in provincia di Trento (Italia). Laureata in sociologia e scienze religiose, è professionista della formazione. Insegna discipline giuridiche ed economiche nelle scuole superiori, ed è attiva in numerose associazioni che ci occupano di tematiche sociali.


 

 

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