UMANITÀ NUOVA

Educazione e cultura

MedagliaLivingPeace

 


Nel corso dell’edizione 2015 del Forum della Pace Living Peace al Cairo, il Forum Mondiale della pace ha conferito a New Humanity il premio della pace di Luxembourg. La prestigiosa medaglia “Nelson Mandela” è stata consegnata a Cecilia Landucci, la rappresentante della nostra NGO, che ha vissuto questa straordinaria esperienza, accompagnando nei giorni egiziani giovani di varie parti del mondo.

Incontro i giovani che hanno partecipato a Living Peace 2015 nella sede di New Humanity. Vengono dall’Argentina, dal Messico, dal Brasile e dall’Italia. In Egitto hanno incontrato i loro coetanei israeliani, palestinesi, irlandesi, tedeschi, giordani, egiziani, turchi, portoghesi, spagnoli, e via dicendo.

Insieme a loro c’è Cecilia Landucci, insegnante di lettere, presidente della commissione “Educazione e cultura” del Movimento Umanità Nuova e rappresentante di New Humanity al Cairo per Living Peace. E’ lei che ha ritirato, a nome della nostra NGO, il prestigioso Premio per la Pace Luxembourg 2015, conferito dal Forum Mondiale per la Pace a seguito del fortissimo impegno per il dialogo, la pace tra i popoli che New Humanity porta oramai avanti da anni in collaborazione con alcune Istituzioni Internazionali, quali le Nazioni Unite e l’Unesco, la sua agenzia specializzata per l'istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l'informazione.

«La parte più bella»- racconta Anita, argentina -«è quella di aver fatto nostra la vita e la cultura di altri giovani provenienti da ambienti molto diversi dai nostri».

Le fa eco Maria Giovanna, italiana: «Vedere tante persone e conoscere i progetti che portano avanti nei loro Paesi, è stato come vedere tante piccole “fabbriche” per la pace. Per ciascuno il concetto di pace arriva attraverso canali completamente diversi,  a seconda della situazione che vive il proprio Paese. In Europa, ad esempio, i progetti sono per i rifugiati, per i Paesi in guerra. In Turchia invece è diverso, lì si lavora sul territorio e per il territorio, così è anche in Palestina. L’obiettivo è comune ma il processo è diverso. Noi occidentali dovremmo fare dei passi indietro per metterci nelle scarpe degli altri, di chi vive quelle situazioni in prima persona. Può essere un grande sforzo, ma è anche una grande ricchezza».

 Joao, brasiliano, racconta: «In queste occasioni si aprono gli occhi, possiamo avere uno sguardo diverso su queste cose. Quando conosci le altre culture, le altre culture diventano per te importanti, torni a casa e poi quel Paese non è più solo una notizia sui giornali, ma è una cosa che ti tocca il cuore. Abbiamo la vita più che la notizia, perché abbiamo conosciuto le persone».

 E’ evidente, che al di là dei lavori concreti del Forum, l’esperienza di rapporto e conoscenza con gli altri è stata la più importante per tutti, perché è quella che costituisce il patrimonio di vita che ognuno poi riporta a casa, che cambia la vita, cambia il modo di vedere il mondo.

 Ne è convinta Cecilia Landucci, quando conferma tutto quello che i ragazzi stanno dicendo, e aggiunge: «Noi siamo andati per offrire un contributo alle persone, ai lavori del Forum, ma alla fine abbiamo preso più forza noi dagli altri, perché abbiamo visto cosa fanno gli altri, come lo fanno, e  e questo ci ha dato molto coraggio a uscire, a continuare a porci di fronte agli altri con la nostra specificità di poter fare rete, di mettere insieme le persone, e penso che il riconoscimento a New Humanity da parte del Forum mondiale della Pace sia da leggere proprio con questo significato. Adesso c’è un “dopo” che continua, con la rete delle associazioni in Egitto, con le persone che ci credono e dedicano la vita per la pace. Ecco perché stiamo lavorando affinché tutto venga valorizzato e portato in luce».

 

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